Alla scoperta del Marocco

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di Eno Santecchia


Le origini di Agadir
Nel 1505 un gentiluomo portoghese Joào Lopes de Sequeira costruì una fortezza chiamata Santa Cruz de Cap Guè. Nel 1540 la dinastia saadiana riconquista le città dopo un lungo assedio. A causa della sua posizione privilegiata sull'Atlantico, la città di Agadir divenne presto ambita meta delle potenze coloniali europee e quindi teatro di lotte fra loro. La città è , infatti, ricordata anche per il cosiddetto "Incidente di Agadir". Nel 1911 il governo tedesco inviò ad Agadir la cannoniera Panther (1 luglio) a monito delle truppe francesi entrate a Fes e Meknes nell'aprile precedente. L'incidente di Agadir si risolse il 4 novembre 1911 con un accordo che riconosceva alla Francia la supremazia in Marocco e alla Germania una porzione di territorio nel Congo. Il porto di Agadir è il più importante del Marocco per la pesca e del mondo per la pesca delle sardine.
Osservando una vecchia cartolina ristampata, noto che già verso la fine degli anni 50 iniziarono a svilupparsi numerose strutture alberghiere. Nella notte del 29 febbraio 1960 un violento terremoto di 15 secondi, con epicentro nel centro storico, la rase al suolo provocando 15.000 vittime. Il re Mohammed V volle ricostruirla tre chilometri più a sud, nei pressi della foce dell'uadi Souss.
Nel XX sec. divenne un'importante località balneare detta la Miami Beach del Marocco, un centro turistico internazionale grazie ai 10 Km di spiaggia sabbiosa frequentata anche nei mesi invernali per il clima mite e dolce. Ad Agadir ci sono 40 hotel e otto residence.

La città
Il giovedŮ abbiamo fatto un giro nel centro di Agadir. Siamo andati a fare un prelievo di contante in banca, abbiamo poi acquistato dei francobolli all'ufficio postale. Passeggiando per bei viali spaziosi e alberati, siamo entrati in una libreria per comprare una guida del Marocco e sulla città. Il locale è pieno di libri scolastici in francese e in arabo, per i bambini delle scuole di primo grado. Visitiamo poi la "Vallé des oiseaux" che E' un piccolo, ma bellissimo parco nel cuore della città. Il giardino è percorso per tutta la lunghezza dalle fresche acque di un ruscello che, scende dai vicini monti dell'Atlante per poi gettarsi nell'oceano Atlantico. E' ben tenuto e curato; ricco di diverse specie animali, di cascate e varia vegetazione tra cui cespugli di papiro che qui vegeta bene all'aperto. Tra gli animali vi sono grandipappagalli rossi, fenicotteri rosa, ecc. e alcune ricostruzioni in scala di animali preistorici. Ad Agadir vi sono in vacanza anche numerose famiglie marocchine provenienti da altre regioni del paese.
Percorrendo boulevard Mohammed V, il viale più importante della città, abbiamo notato la nuova moschea costruita in stile moderno, abbiamo scattato alcune foto all'esterno. Sapevo che non si poteva visitare, ci siamo affacciati all'entrata ed ho chiesto al custode "Jusqu'a?", che mi ha fatto un cenno bonario di conferma con il capo. Abbiamo però potuto ammirare il salone principale, decorato da una miriade di colonne e da splendidi lampadari in cristallo. In città vi è anche la chiesa protestante di Sant'Anna ed una sinagoga. La cittadina possiede numerosi mercati rionali.
Oltre ad alcune passeggiate nella città di Agadir, abbiamo fatto un'escursione in auto, merito di un bravo tassista, il quale, nonostante avesse un'auto un tantino malmessa (il motore stentava ad avviarsi), è stato molto paziente e cortese. Ci siamo subito diretti alla Kasbah, la vecchia città di Agadir. Il colle Cap Ghir, con su scritto a grandi caratteri: "Allah Patria Re", che domina la città nuova è alto 236 m, ha sulla sommità la vecchia fortezza. Mentre stavamo salendo i tornanti che portano alla montagna, abbiamo visto uno sparuto gruppetto di turisti che si arrampicavano a piedi per il colle. Ho esclamato: "Questi giovani si fanno una bella arrampicata tra i cactus, che qui crescono liberamente all'aperto". L'autista mi ha risposto che tra i cactus ci sono i serpenti cobra. Se si tratta del cobra (Naja naja), dal quale si fece mordere la regina Cleopatra d'Egitto, si può affermare che
è veramente pericoloso perché uccide in maniera fulminea. Non sono più convinto che abbiano scelto bene il luogo dell'arrampicata!
Nei pressi della vecchia fortezza vi erano alcuni dromedari con piccoli al pascolo; con una mancia al proprietario possiamo fotografarli da vicino.
La fortezza risalente al XVII secolo mostrava chiaramente i segni del disastroso sisma del 1960. Sulla porta principale c'era una targa scritta in olandese. Non sono riuscito a capirla e nessuno è stato in grado di tradurmela! Dal colle si può ammirare uno splendido panorama: la baia, il lungo litorale, la distesa di abitazioni e alberghi bianchi, il centro abitato della nuova Agadir e i massicci dell'Alto Atlante.
Siamo poi passati vicino al grande porto di Agadir dove attraccano i pescherecci oceanici. Agadir possiede un ampio porto commerciale, da qui partono per l'Europa le navi cariche di pesce appena lavorato e inscatolato. Infatti, nelle vicinanze vi sono grandi stabilimenti per la lavorazione e il confezionamento del pesce (sgombri, sardine, naselli, branzini, tonni cefali, gamberi, aragoste, astici).
Alla fine del lungo giro il tassista, di sua iniziativa, ci ha portato in un ingrosso il complesso artigianale Aroussat El Janoud. Sono rimasto sbalordito dal vastissimo assortimento. Suppongo che lì c'era tutto quello che si può comprare in Africa e non solo, ho anche saputo che lì si riforniscono tutti gli ambulanti. Logicamente i prezzi erano molto più bassi, ma fissi non si poteva trattare. Nell'ufficio mi sono soffermato ad osservare due giovani donne occupate ad elaborare testi con Word usando la tastiera araba. Quando mi sono avvicinato ho pensato: "Come mai queste ragazze che hanno i lineamenti del viso così fini vestono in maniera tradizionale araba?". Evidentemente mi hanno letto nel pensiero, in quanto una di loro mi ha detto: "E' una nostra libera scelta, non ci costringe nessuno".
Nel parcheggio dell'hotel, una sera uscendo abbiamo visto un addetto che, seduto, vigilava le auto. Un proverbio arabo, sempre valido, infatti, dice: " Confida in Dio, ma lega il cammello!".
La sera uscivamo per una passeggiatina; nei dintorni vi erano moderni negozi molto ben forniti. Ottima la pelletteria e tutti i prodotti derivanti dalla lavorazione della pelle. Mia moglie ha acquistato per conto di un'amica un fez colore rosso tipico copricapo, quello color viola è meno conosciuto perché è usato solo dai nobili. Molte persone di Agadir hanno familiari o parenti che lavorano, anche stagionalmente, in Italia e in Europa. Agadir è una cittadina tranquilla e non è per nulla pericoloso spostarsi senza guida anche di notte. L'unico problema è che i commercianti vorrebbero che si comprasse sempre qualcosa. Appena si dimostra un briciolo di interesse si è coinvolti in lunghe trattative. La contrattazione rientra nella cultura dei magrebini, chiunque si deve impegnare al ribasso del prezzo. Per noi occidentali ci sembra un paradosso, ma nelle trattative al ribasso è importante non avere fretta, si acquisterà così la considerazione e la stima del venditore; la trattativa diventa spesso una conversazione cordiale e amichevole. Si racconta che nel mondo arabo le donne fossero acquistate pagandole in cammelli, e ancora oggi i giovani del luogo, per scherzo, quando vedono una bella ragazza chiedono con quanti cammelli possono acquistarla.
Sabato mattina, mentre i miei familiari sono rimasti in albergo sono andato a fare un passeggiata a piedi per la città. Sono passato davanti al moderno casino "Le Mirage" dove, a differenza degli altri, possono accedervi anche i minori, ma suppongo solo per assistere. Sono transitato vicino ad un villaggio Valtur, una residenza reale, un grande McDonald's. Poi mi sono recato a visitare il locale museo dell'arte berbera, piccolo, ma ben tenuto; il custode mi ha permesso di scattare alcune foto. Vi erano tappeti, tende e suppellettili dei nomadi berberi, una sella completa per dromedario, contenitori per vivande intrecciati in fibre vegetali, antichissime lampade a olio sia in metallo che in ceramica, tipo quella di Aladino per intenderci.
Nei centri turistici e nelle grandi città i ritmi di vita e di lavoro sono molto vicini a quelli europei, ma nei piccoli villaggi la giornata è scandita dal sole. Nei paesi mussulmani l'ospitalità è sacra e lo straniero è benvenuto. Cortesia e buon umore sono diffusi e ricambiati. In Marocco Islam e modernità si coniugano bene, la religione è leggera e non opprimente come in alcuni paesi. La coesistenza con altre religioni è ottima e garantita dalla costituzione. Come in altri paesi del Maghreb gli uomini sono scherzosi, le donne più riservate, ma molto attive. Noto che la gente ha una gran voglia di fare ed assicurare ai figli un avvenire migliore. In Marocco la popolazione è giovane ci sono molti bambini; un terzo della popolazione ha meno di 15 anni. La disoccupazione, mi è sembrata elevata forse a causa dell'alta natalità; ci sarebbe forse bisogno di programma di controllo delle nascite più energico.
Tutte le persone con cui ho avuto modo di conversare serbavano un buon ricordo del Re Hassan II deceduto qualche anno fa. Con la vicina Algeria, per via dell'appoggio fornito da questa ai guerriglieri del Polisario, non corre buon sangue. Un signore ci ha spiegato che il petrolio non è acquistato dai vicini bensì dagli Stati Uniti o da altri paesi arabi.
Sull'aereo al ritorno abbiamo conosciuto una simpatica ragazza abruzzese, grande viaggiatrice, che aveva acquistato una grande pentola tajine in terracotta completa di coperchio e treppiede. Aveva la pentola nelle valige mentre il treppiedi nel bagaglio a mano. Chissàse avrebbe dovuto poi ricomporre i pezzi?
L'amore per i souvenir non si discute!

 

 

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